28 Novembre 2025
Longevità come stile di vita
La visione di Named sulla “Wellongevity” punta a rafforzare il presidio del farmacista, oggi figura chiave nella diffusione di una cultura della prevenzione.
Fabio Mazzotta, Chief commercial officer dell’azienda, racconta come formazione, protocolli dedicati e dialogo costante con i professionisti stiano cambiando l’approccio dei cittadini al benessere quotidiano
Fabio Mazzotta, Chief commercial officer dell’azienda, racconta come formazione, protocolli dedicati e dialogo costante con i professionisti stiano cambiando l’approccio dei cittadini al benessere quotidiano
A che età si diventa giovani?”: il claim della recente campagna digital di Named, azienda italiana dell’integrazione alimentare, sottende un nuovo approccio al tema della longevità, intesa non come un traguardo futuro ma come uno stile di vita da coltivare nel presente. Un messaggio che coinvolge anche il mondo della farmacia, sempre più punto di riferimento per chi sceglie di prendersi cura di sé oggi per vivere meglio domani. Fabio Mazzotta, Chief commercial officer di Named Group, ci racconta una visione in cui longevità significa, prima di tutto, consapevolezza quotidiana: «“Longevità” oggi non coincide più con “vivere più a lungo”, ma con “vivere meglio più a lungo”. È un cambio culturale importante: non parliamo semplicemente di un traguardo anagrafico ma di una condotta fatta di piccoli gesti ripetuti nel tempo. E questo è il frutto di un patrimonio crescente di evidenze scientifiche, che includono ricerche di geroscience e pubblicazioni dell’Oms, da cui emerge come la qualità e la durata della vita dipendano soprattutto da nutrizione, equilibrio dello stress ossidativo, infiammazione cronica di basso grado, microbiota e stile di vita attivo. È esattamente su questi driver che lavoriamo in Named. Ci siamo posti un obiettivo chiaro: accompagnare le persone in questo percorso attraverso integratori e dispositivi medici supportati da solide evidenze scientifiche e materie prime selezionate, all’interno di un approccio che mette al centro la prevenzione e il benessere».
Prevenzione e consapevolezza sono dunque parole chiave nel contesto dell’integrazione alimentare. Come si traducono nella vostra strategia commerciale?
Sono indubbiamente due concetti inseparabili, che però funzionano solo quando la persona sa riconoscere il valore delle proprie scelte. Non serve improvvisare cocktail casuali di prodotti o inseguire mode passeggere: serve invece capire, capire davvero. Per questo la nostra strategia mette al centro informazione ed educazione come parti fondamentali della relazione di fiducia con i nostri clienti. Proponiamo contenuti chiari, materiali di supporto strutturati, spiegazioni accessibili dei meccanismi d’azione e, soprattutto, totale trasparenza su ingredienti, titolazioni e dosaggi, che sono sempre disponibili e visibili. Crediamo infatti che il consumatore sia un alleato, non un soggetto da guidare alla cieca. Ovviamente il nostro percorso educativo coinvolge anche i farmacisti, cui offriamo protocolli e percorsi dedicati, nonché strumenti e materiali aggiornati, affidabili e spendibili subito nella pratica quotidiana, affinché possano costruire un consiglio personalizzato, calato nella realtà che vivono quotidianamente al banco, proprio perché ogni persona ha esigenze diverse.
Vediamo allora quale ruolo può avere la farmacia circa l’uso corretto degli integratori, in linea con il vostro progetto “Wellongevity”, rivolto proprio ai farmacisti.
Come mostrano tutti gli indicatori di fiducia, la farmacia è uno dei presidi sanitari più accessibili e credibili, dove il cittadino entra senza barriere e riceve informazioni che ritiene affidabili. All’interno del progetto Wellongevity la farmacia ha dunque un ruolo fondamentale come centro di educazione, aiutando il cliente a orientarsi tra la grande offerta di integratori e a distinguere tra prodotti davvero validi e ciò che è semplice moda. Il farmacista interpreta le evidenze scientifiche trasformandole in consigli pratici e quindi per molti aspetti è una guida, direi addirittura un vero coach della prevenzione, che guida le persone nelle scelte quotidiane e le supporta nel mantenere con costanza la propria routine, perché la longevità non è una scelta occasionale ma un’abitudine. Proprio per valorizzare questo ruolo, Wellongevity prevede programmi strutturati di formazione certificata: vere e proprie academy, sia in presenza sia digitali, pensate per rafforzare ulteriormente il ruolo dei professionisti della salute, farmacisti in primis, nella divulgazione in tema di longevità e benessere, aiutandoli a diffondere messaggi corretti e basati su evidenze concrete.
Qual è l’obiettivo della vostra campagna “A che età si diventa giovani?” e da dove nasce l’idea di questo concept?
La nuova campagna rappresenta un’evoluzione importante nel linguaggio di Named, il primo passo di una nuova strategia nel modo di comunicare il tema dell’invecchiamento, basata su un approccio “edutainment”: vogliamo ispirare, far sorridere ma anche far riflettere, attraverso un linguaggio semplice ma rigoroso. L’idea parte da un concetto chiave che è anche un dato concreto: l’età biologica conta più di quella anagrafica. Domandare “a che età si diventa giovani?” ribalta il paradigma: non è importante quando si inizia a invecchiare ma, piuttosto, quando si inizia davvero a prendersi cura di sé. Ecco allora che con questa campagna puntiamo a spostare il focus dalla paura dell’invecchiamento alla potenza della prevenzione: un messaggio pensato per il grande pubblico ma costruito su fondamenta scientifiche solide, che nasce dal dialogo costante con medici, nutrizionisti e farmacisti. La nostra rete medico-scientifica, una delle più estese in Italia, ci consente infatti di raccogliere centinaia di insights e RWE sul valore del benessere cellulare, immunitario e metabolico, che trasformiamo in contenuti divulgativi seri ma accessibili. E la farmacia, ancora una volta, rappresenta il ponte ideale per trasmettere questo messaggio attraverso il contatto quotidiano con i cittadini, trasformando conoscenze complesse in consigli pratici e alla portata di tutti.
Avete scelto tre vostri prodotti iconici – Vibracell, Immun’Âge e Triobiotix – come protagonisti della campagna. Quali caratteristiche li rendono rappresentativi della vostra visione di longevità attiva?
Parliamo di prodotti che in effetti rappresentano tre colonne dell’invecchiamento attivo e altrettante prospettive complementari sulla longevità, così come interpretate da Named. Vibracell sostiene la vitalità cellulare attraverso la micronutrizione di base, elemento riconosciuto da una vasta letteratura scientifica come fattore determinante nel rallentamento dei processi di invecchiamento, oltre che nel mantenimento dell’energia e nel contrasto a fatica, stress e riduzione della performance. Immun’Age agisce invece supportando la risposta immunitaria dell’organismo. Grazie alla fermentazione della papaya ha dimostrato una forte capacità di modulare stress ossidativo e infiammazione cronica, due componenti centrali del processo di invecchiamento. Triobiotix, infine, è forse la scommessa più audace di Named e incarna la nostra visione di longevità metabolica. Questo perché introduce la prospettiva del microbiota, considerato oggi uno dei principali regolatori del metabolismo e dell’aging biologico. D’altronde la connessione intestino-corpo è già fortemente documentata e sempre più convincente e rappresenta un tassello essenziale per capire l’invecchiamento come fenomeno integrato.
Per chiudere, dopo questa campagna quali saranno i prossimi passi della strategia commerciale e comunicativa di Named?
Guardando al futuro, l’ambizione è di espandere Wellongevity come piattaforma sempre più ampia, completa e multicanale: non solo soluzioni di prodotto specifiche, ma contenuti educativi, strumenti di autovalutazione dell’età biologica, percorsi personalizzati e materiali per la farmacia. Vogliamo che la prevenzione diventi un’esperienza concreta e quotidiana. Parallelamente svilupperemo nuove aree terapeutiche, a partire dal benessere femminile, dove spesso esiste un grande divario di consapevolezza tra chi soffre di un disturbo (come durante la menopausa) e chi sceglie di trattarlo. Colmare questo gap è una responsabilità ma anche un’opportunità. Proprio qui vogliamo fare la differenza, creando un ecosistema multicanale che porti altresì a un’evoluzione sul fronte comunicativo. Immaginiamo un modello che valorizzi la farmacia dei servizi, con presidi in cui si offrono piani nutrizionali personalizzati, servizi strutturati e percorsi guidati. È una grande opportunità per trasformare davvero il ruolo del farmacista, consentendogli di incarnare pienamente il ruolo di attore centrale della prevenzione. Di conseguenza, rivaluteremo anche il nostro mix di canali e strategie media, mantenendo però un principio non negoziabile: il rigore scientifico, lontano da messaggi generici e puramente commerciali. La credibilità e l’efficacia dimostrata sono i nostri asset principali.
Di Claudio Buono, dal n° 73 – 6/2025 di iFARMA