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Metainfiammazione e inflammaging

Alterazioni metaboliche: cause e strategie di prevenzione e contrasto

Attualmente si stima che il 25% della popolazione adulta degli Stati Uniti e il 15% di quella europa rispondano ai criteri diagnostici della sindrome metabolica (MetSyn), condizione clinica caratterizzata dalla presenza di insulino-resistenza, iperinsulinemia, stato prediabetico o diabete mellito di tipo 2, dislipidemia, obesità viscerale, ipertensione arteriosa.

In particolare, l’obesità viscerale, localizzata principalmente a livello addominale, rappresenta una condizione di rischio che predispone agli incidenti cardiovascolari e all’ictus cerebrale. La pericolosità deriva dalla localizzazione dell’adipe a livello viscerale profondo, responsabile dell’accumulo di sostanze (citochine infiammatorie, adipochine, miochine) che alimentano una condizione perenne di infiammazione (low grade systemic inflammation), nota come metainfiammazione, in quanto conseguenza di alterazioni del metabolismo proprie del sovrappeso e del diabete tipo 2.

Nell’obesità e nella sindrome metabolica è spesso presente un rilascio eccessivo di citochine pro-infiammatorie in circolo (es. interleuchina-6, interleuchina-1ẞfattore di necrosi tumorale-α o TNF-α) con l’induzione di fenomeni infiammatori che possono essere rilevati con i marker di laboratorio. L’infiammazione è una risposta immunitaria volta a contenere lo stress indotto dall’obesità e si verifica in tessuti come fegato, pancreas, tessuto adiposo, muscolo scheletrico e cervello.

L’accumulo di lipidi in questi tessuti può avviare il reclutamento dei monociti e la polarizzazione dei macrofagi (M1) verso stati pro-infiammatori con accumulo di linfociti T CD8. Il numero di macrofagi nel tessuto adiposo viscerale è elevato nei soggetti obesi rispetto a quelli magri, con associato aumento della resistenza all’insulina e della concentrazione di emoglobina glicata nel sangue (HbA1c). Ne consegue inoltre un accumulo di ferro negli adipociti con effetto ossidante.

L’aumento e la perdita ciclica di peso corporeo, noto come weight cycling, aumenta, inoltre, il rischio di insulino-resistenza e il rischio di morte coronarica rispetto a quelli che hanno mantenuto un peso stabile1,2.

Infiammazione e senescenza 

Lo stato infiammatorio di bassa intensità, ma costante, spesso conseguente all’alimentazione raffinata e alla vita sedentaria, presente soprattutto nell’obesità viscerale e nota come “metainfiammazione”, può causare numerosi danni all’organismo e accelerare il processo dell’invecchiamento. Nel corso della senescenza si accentuano i fenomeni conseguenti allo stress ossidativo che interessano le diverse strutture ed il metabolismo cellulare. 

Il termine inflammaging, introdotto di recente, indica insieme infiammazione e senescenza. Nel 2000 un’équipe di ricercatori del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale (DIMES) dell’Università di Bologna guidata dal professor Claudio Franceschi ha coniato il termine inflamm-aging per indicare uno stato pro-infiammatorio di basso grado che accelera il processo di invecchiamento. Questa condizione infiammatoria predispone l’organismo allo sviluppo di varie malattie associate all’età, come l’aterosclerosi, e induce insulino-resistenza.

Da un punto di vista biochimico il processo di inflammaging è caratterizzato da un aumento di alcune citochine simile a quello che si riscontra nella metainfiammazione del soggetto adulto; in particolare, della IL-6, del TNF-α e degli ormoni dello stress (adrenalina, cortisolo). La disbiosi intestinale rappresenta uno dei fattori più importanti responsabili del processo infiammatorio. Il ristabilimento dell’eubiosi costituisce quindi una delle misure indicate per contrastare tale fenomeno3,4.

Dieta antinfiammatoria

La perdita di peso mediante modifica dello stile di vita è l’intervento primario raccomandato per l’obesità. Una modesta perdita di peso (~5%) migliora unicamente la sensibilità nei confronti dell’insulina, mentre una perdita di peso progressiva (~11-16%) riduce anche l’infiammazione sistemica e quella del tessuto adiposo viscerale1.

Per contrastare l’infiammazione occorre introdurre e privilegiare nella dieta i cibi antinfiammatori. La dieta mediterranea, caratterizzata da un elevato consumo di cereali integrali, legumi, frutta, frutta a guscio, semi e oli d’oliva, con consumo​ moderato di proteine, ha dimostrato di ridurre l’infiammazione. Per contrastare il processo infiammatorio e promuovere l’integrità della barriera intestinale è consigliabile consumare alimenti ricchi in fibre che favoriscono la proliferazione di microrganismi benefici del microbiota intestinale, che contribuiscono a ridurre l’infiammazione generale5.

Per promuovere il calo ponderale, l’American Heart Association raccomanda inoltre almeno 150 minuti/settimana di attività motoria, evidenziando come la regolarità dell’esercizio fisico riduce leptina, adiponectina, omocisteina e Il-6. La chiave per promuovere l’healthy aging (invecchiamento sano) e ridurre il rischio di sviluppare precocemente malattie anche severe, si basa, infatti, in primo luogo su una corretta nutrizione e una regolare attività motoria6.

Modulare la metainfiammazione richiede un approccio integrato, volto a ridurre il carico infiammatorio sistemico e lo stress ossidativo, due fattori chiave nel mantenimento di questo stato disfunzionale. Gli enzimi proteolitici hanno dimostrato di modulare le citochine infiammatorie, supportando i naturali meccanismi antinfiammatori e il riequilibrio della risposta immunitaria7,8. Parallelamente, il riequilibrio dell’eubiosi intestinale è un elemento chiave per modulare l’infiammazione sistemica. Un microbiota in equilibrio contribuisce alla regolazione della permeabilità intestinale, limitando il rilascio di metaboliti pro-infiammatori e supportando la fisiologica tolleranza immunitari9,10. Uno stile di vita sano e un’alimentazione bilanciata rappresentano una strategia efficace per modulare la metainfiammazione e i suoi effetti sullo stato di salute generale.

1 Schleh MV et al. Metaflammation in obesity and its therapeutic targeting. Sci Transl Med. 2023 Nov 22;15(723): eadf9382.

2 Uyar B et al. Single-cell analyses of aging, inflammation and senescence. Ageing Res. Rev. 2020, 64, 101156.

3 Franceschi C, Campisi J. Chronic inflammation (inflammaging) and its potential contribution to age-associated diseases. J Gerontol A Biol Sci Med Sci. 2014;69 Suppl 1:54-59.

4 Dugan B et al. Inflammaging as a target for healthy ageing. Age Ageing. 2023 Feb 1;52(2):afac328.

5 Esposito K et al. Dieta mediterranea, funzione endoteliale e marcatori infiammatori vascolari. Public Health Nutr. 2006; 9,1073-1076.

6 Lucini D, Pagani M. Exercise prescription to foster health and well-being: a behavioral approach to transform barriers into opportunites. Int. J. Environ. Res. Public Health. 2021, 18, 968.

7 Bromelain a Potential Bioactive Compound: A Comprehensive Overview from a Pharmacological Perspective.

8 Chakraborty AJ et al. R.Life (Basel). 2021 Apr 6;11(4):317.

9 Rastmanesh et al. Clin Pharmacol Biopharm. 2021, 10:12.

10 Bron PA et al. Can probiotics modulate human disease by impacting intestinal barrier function? Br J Nutr. 2017;117(1):93-107.

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