Prevenzione primordiale, nuova strategia per l’invecchiamento sano. Il ruolo della nutraceutica
L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che si sta diffondendo a livello globale, portando con sé l’inevitabile accumulo di fattori di rischio e il conseguente aumento delle patologie croniche. Di fronte a questa realtà, il sistema sanitario è chiamato a compiere un fondamentale cambio di paradigma, spostando l’attenzione dalla mera cura delle malattie conclamate a un approccio proattivo, di estremo anticipo: la prevenzione primordiale. Questo concetto è stato al centro del recente convegno “Longevity and Healthy Aging”, promosso a Roma dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’approccio proattivo
L’aggettivo “primordiale” definisce un concetto che va oltre la prevenzione primaria, tradizionalmente focalizzata sull’identificazione precoce dei fattori di rischio già presenti. Secondo Arrigo F. G. Cicero, Presidente della Società italiana di nutraceutica, la prevenzione primordiale significa “intervenire prima che il fattore di rischio rientri in una fascia manifestatamente associata a un rischio reale. L’obiettivo finale non è semplicemente ridurre un fattore di rischio esistente, ma fare in modo che l’individuo non ne venga nemmeno in contatto. Questo approccio anticipatorio nasce dalla consapevolezza che molti fattori di rischio esercitano un effetto Healthy Aging. Spesso, infatti, i problemi metabolici e cardiovascolari vengono gestiti clinicamente quando l’individuo ha già raggiunto i 50, 55 o 60 anni, avendo trascorso buona parte della sua esistenza in esposizione a un fattore predisponente la malattia”.
Per tradurre la prevenzione primordiale in pratica, è essenziale adottare stili di vita sani: mantenere un peso corporeo e una pressione arteriosa ottimali, essere fisicamente attivi, gestire la riduzione dello stress e garantire una buona qualità del sonno. Cruciale è anche mantenere i parametri metabolici entro soglie protettive specifiche: la glicemia dovrebbe rimanere sotto i 100 mg/dL, la trigliceridemia sotto i 150 mg/dL e, per la colesterolemia LDL (C-LDL), il livello ottimale è al di sotto dei 115 mg/dL.
Colesterolo: l’intervento precoce
L’ipercolesterolemia, e in particolare l’esposizione prolungata al colesterolo LDL (C-LDL), è considerata un esempio paradigmatico della necessità di un intervento precoce. Il rischio cardiovascolare non è determinato unicamente dal livello attuale di C-LDL, ma dal rapporto tra la durata e l’entità dell’esposizione a livelli superiori alla soglia di normalità.
Secondo Arrigo F. G. Cicero, “il C-LDL che circola nel nostro plasma supera spesso di 3-4 volte i livelli che il fegato è effettivamente in grado di smaltire, che si aggirano intorno ai 30-40 mg/dL. Se questo accumulo, pur di piccole dosi, si protrae per un periodo di 30-40 anni, il C-LDL si ossida e si deposita nei vasi, innescando un processo infiammatorio che causa danni cumulativi nel tempo”.
Spesso, tuttavia, la sola dieta non si dimostra sufficiente per ottenere l’effetto massimale desiderato, a causa dei complessi meccanismi metabolici che tendono a compensare la sintesi o l’assorbimento del colesterolo. In questo contesto, un approccio combinato e mirato può essere offerto dalla nutraceutica, che permette di agire su meccanismi diversi. Tra gli approcci combinati efficaci si annoverano i fitosteroli e le monacoline da riso rosso fermentato, spesso associati a berberina e bergamotto, in combinazione con Coenzima Q10 e Vitamina K2 per ottimizzare l’efficacia dell’intervento.
Prediabete: ignorare un rischio evitabile
Un’attenzione analoga all’ipercolesterolemia andrebbe posta sul concetto di prediabete, una condizione che, pur essendo parte di un continuum del rischio, viene ancora troppo spesso trascurata nella pratica clinica. “Ignorare la fase pre-diabetica implica il rischio di incorrere in circa 50.000 eventi cardiovascolari che sarebbero altrimenti evitabili”, dice Arrigo F. G. Cicero. “Già in questa fase iniziale, infatti, si assiste a un aumento del rischio di complicanze tipiche del diabete, tra cui la retinopatia diabetica e l’arteriopatia obliterante periferica”.
Un aspetto centrale del prediabete è il suo stretto legame con l’inflammaging, ovvero lo stato di infiammazione cronica di basso grado che ha la capacità di accelerare i processi degenerativi tipici dell’invecchiamento. Giovanni Scapagnini, Ordinario di Nutrizione umana all’Università del Molise, spiega come la disglicemia non solo aggravi le disfunzioni metaboliche e immunitarie, ma “promuove anche lo stress ossidativo. Questo contribuisce ad anticipare la comparsa di fenotipi fragili, con ricadute dirette sulla healthspan e sulla resilienza dell’anziano”.
In questo scenario, le strategie nutrizionali, a cui si ispira la nutraceutica, rivestono un ruolo cruciale e si configurano come azioni geroprotettive, in particolare le diete ricche in frutta e verdura, grazie al loro elevato contenuto di polifenoli e altri fitochimici. Conclude Scapagnini: “Alcuni alimenti si distinguono per azioni particolarmente rilevanti: la mela, grazie alla florizina e alle procianidine, agisce come inibitore naturale di SGLT1/2, riducendo l’assorbimento intestinale del glucosio e migliorando la sensibilità insulinica. Il mango, ricco di mangiferina e xantoni, dimostra attività simili a quelle della metformina. Infine, il melone amaro, ampiamente consumato nella tradizione asiatica e nella celebre Blue Zone di Okinawa, mima gli effetti degli agonisti del recettore GLP-1, migliorando il controllo glicemico e riducendo l’infiammazione sistemica. La rilevanza nutrizionale e culturale di questi vegetali è rafforzata dal fatto che sono parte integrante dei modelli alimentari delle popolazioni più longeve del pianeta: la mela in Sardegna e a Ikaria, il mango nella penisola di Nicoya, e il melone amaro a Okinawa”.
MASLD: fegato in difficoltà
La Malattia Epatica Associata a Disfunzione Metabolica (MASLD) rappresenta la manifestazione epatica della sindrome metabolica. Questa condizione è caratterizzata da un accumulo eccessivo di grasso nel fegato non causato dall’abuso di alcol ed è strettamente legata a condizioni metaboliche come obesità, insulino-resistenza, dislipidemia e diabete di tipo 2, con aumentato stress ossidativo. Proprio nell’ambito della salute epatica e dello stress ossidativo, il glutatione, un potente antiossidante, può svolgere un ruolo chiave nel favorire i processi di disintossicazione del fegato. La capacità del fegato di produrre e mantenere un adeguato livello di glutatione è influenzata da molteplici fattori, inclusi l’età, la dieta e l’esposizione a sostanze tossiche e una sua carenza può ridurre l’efficacia delle reazioni di coniugazione, portando a un accumulo di metaboliti reattivi e a un aumento dello stress ossidativo, con conseguenti danni cellulari e sviluppo di patologie epatiche croniche.
Sarcopenia: investire nel muscolo
In una società che invecchia rapidamente, comprendere il legame tra metabolismo proteico e sarcopenia significa puntare non solo a estendere la vita, ma a migliorarne la sua qualità. Il messaggio degli esperti è chiaro: prendersi cura del proprio muscolo fin da giovani, attraverso buone abitudini alimentari e movimento costante, è il miglior investimento per la salute futura.
Per individuare precocemente la sarcopenia, sono disponibili alcuni semplici test. Il più diffuso è l’“handgrip test”, che si avvale di un dinamometro per valutare la forza di presa. Se la presa risulta debole, la sarcopenia è sospetta. Altri strumenti diagnostici includono il chair stand test (alzarsi da una sedia per cinque volte senza usare le braccia), la valutazione della velocità del cammino e batterie di test funzionali, come il 6-Minute Walking Test (6MWT).
Su questo fronte, la ricerca scientifica sta dedicando particolare interesse alle miscele di aminoacidi essenziali ramificati e non ramificati in un corretto equilibrio stechiometrico e di alcuni aminoacidi non essenziali che annullano il rischio di produzione di scorie azotate: se integrate nella dieta quotidiana, possono supportare il recupero della massa muscolare e della funzionalità cellulare in genere, in particolare negli anziani e nei pazienti fragili. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che la nutrizione e la supplementazione non possono in alcun modo prescindere da un esercizio fisico regolare.
Conclusioni
La prevenzione primordiale richiede un impegno olistico e precoce. Intervenire sul controllo del colesterolo, sulla gestione del prediabete/inflammaging, sulla protezione epatica contro la steatosi e sul mantenimento della massa muscolare tramite la prevenzione della sarcopenia, non sono interventi isolati, ma pilastri interconnessi per assicurare un invecchiamento non solo longevo, ma genuinamente in salute.