Microbiota: la nuova chiave per un invecchiamento sano
“Il concetto di longevità implica la possibilità di raggiungere l’età biologica terminale dell’uomo mantenendosi in uno stato di salute. Non è scontato arrivare in età avanzata senza patologie croniche. In questo percorso verso l’invecchiamento sano, un ruolo sempre più centrale è riconosciuto al microbiota intestinale, una vera e propria controparte microbica che fornisce caratteristiche essenziali che l’ospite non ha sviluppato evolutivamente”.
Così Antonio Gasbarrini, Direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, in apertura del convegno Longevity and healthy aging, tenutosi di recente a Roma, occasione di confronto tra i maggiori esperti nazionali e internazionali sui principali fattori che modulano l’invecchiamento e sulle nuove opportunità terapeutiche e nutrizionali volte a migliorare la healthspan, ovvero la durata della vita in buona salute.
I vantaggi della biodiversità
“Il microbiota è l’insieme batteri, virus, funghi, protozoi e archei che abitano regioni corporee specifiche, principalmente il tratto gastrointestinale”, sottolinea William Fusco, gastroenterologo e ricercatore clinico presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli.
“Fin dai primi giorni di vita, il microbiota si sviluppa e si diversifica. Ogni individuo è dotato di un profilo intestinale unico. Si stima che un individuo normopeso ospiti circa un chilo di batteri. Il microbiota vive in un rapporto di simbiosi mutualistica con l’ospite e ne impatta la fisiologia. Un microbiota sano è caratterizzato da elevata biodiversità e dominanza di phyla come Firmicutes e Bacteroidetes. Le sue funzioni cruciali includono il metabolismo dei nutrienti, il mantenimento dell’integrità strutturale della barriera mucosale intestinale, la sintesi di vitamine e l’immunomodulazione. Inoltre, modula l’omeostasi energetica, i sistemi nervoso centrale ed endocrino, attraverso l’asse intestino-cervello e interagisce con gli xenobiotici. Parliamo di un ecosistema estremamente dinamico, che varia in base a fattori ambientali e stili di vita, a partire dalla dieta, mentre la genetica dell’ospite lo influenza solo minimamente.
Le dinamiche nel corso della vita
Il microbiota descrive una traiettoria adattativa nel corso dell’esistenza, invecchiando di pari passo con l’ospite. In età avanzata si instaura tipicamente un profilo “invecchiato” o disbiotico. Questo profilo è caratterizzato da una riduzione della diversità e da una minore proporzione dei phyla dominanti.
“Con l’invecchiamento, si verifica un aumento dei patogeni conclamati e opportunisti, mentre diminuiscono i microrganismi tradizionalmente associati alla salute”, prosegue Fusco. “In particolare, si assiste a una riduzione dei batteri che producono acidi grassi a corta catena (SCFA, ndr), molecole benefiche per la salute metabolica, immunologica e neurologica. Questa carenza si associa allo sviluppo di patologie intestinali o cardiometaboliche”.
Il contesto di vita, peraltro, è cruciale: gli anziani che vivono in comunità mostrano una struttura del microbiota paragonabile a quella dei giovani adulti, a differenza degli anziani in strutture di lungodegenza, la cui struttura è più compromessa, spesso a causa di diete più povere.
Un marcatore di longevità
Gli individui che raggiungono un invecchiamento sano, centenari e semi-supercentenari, sono stati studiati per comprendere i meccanismi di longevità. Sebbene il microbiota core diminuisca con l’invecchiamento generale, gli individui longevi presentano caratteristiche particolarmente favorevoli, che possono essere considerate veri e propri marcatori di longevità.
“Negli ultracentenari, diversamente dall’anziano medio, si è osservato che i batteri produttori di acidi grassi a catena corta sono spesso aumentati”, dice Fusco. “Inoltre, si riscontra una maggiore presenza di microrganismi come Bifidobacterium, Akkermansia e Christensenellacae. Queste firme di longevità sembrano essere condivise anche da popolazioni geograficamente distanti, suggerendo l’instaurarsi di un nuovo equilibrio simbiotico e benefico.
Strategie di intervento
Il microbiota intestinale, dunque, sta emergendo come fattore chiave per la longevità sana. L’arma principale per una sua modulazione è sempre e comunque l’alimentazione: il microbiota risponde rapidamente a modifiche qualitative e quantitative della dieta.
“Per gli italiani, la dieta mediterranea rimane la chiave fondamentale per la regolazione del microbiota”, sottolinea Gasbarrini. “È essenziale contrastare gli alimenti ultra-processati, troppo ricchi di zuccheri e grassi o le bevande eccessivamente zuccherate. Specifiche diete mediterranee per gli anziani hanno dimostrato di migliorare il profilo del microbiota, aumentando i gruppi microbici associati a minore fragilità e migliore funzione cognitiva, attraverso la produzione di SCFA e la riduzione di metaboliti dannosi”.
Quando la sola dieta non è sufficiente, si può ricorrere a supporti nutraceutici come prebiotici, probiotici, postbiotici o simbiotici (prebiotici + probiotici) ad alto dosaggio, meglio se multiceppo. Gli interventi dovrebbero essere personalizzati e il più possibile “di precisione”. I probiotici sono microrganismi vivi che conferiscono un beneficio alla salute dell’ospite. In generale, i probiotici multi-ceppo (in particolare miscele di lattobacilli e bifidobatteri) sembrano mostrare maggiore efficacia rispetto ai singoli ceppi. Esempi di ceppi molto studiati e sicuri sono i lattobacilli e i bifidobatteri, soprattutto quelli in grado di produrre SCFA. Altri strumenti includono i postbiotici, ovvero preparazioni di microrganismi inanimati e/o loro componenti che beneficiano l’ospite, come la somministrazione di SCFA, quali, per esempio, il butirrato, o di cellule inattivate di probiotici.
Analisi mirata
Per poter agire in modo mirato e personalizzato, è fondamentale misurare e monitorare il microbiota intestinale. Oggi è possibile analizzare i parametri chiave dell’ecosistema microbico in modo dettagliato e fruibile. Sapere come è composto il microbiota è cruciale, anche perché un microbiota a carattere infiammatorio potrebbe non essere più influenzato positivamente da una dieta anche corretta. L’analisi permette di identificare le specifiche caratteristiche disbiotiche da correggere, guidando l’uso personalizzato e preciso di prebiotici, probiotici, simbiotici e postbiotici.
“L’analisi dettagliata del microbiota, combinata con un approccio dietetico e nutraceutico mirato, costituisce una delle principali armi terapeutiche per perseguire la longevità e l’invecchiamento in salute”, conclude Gasbarrini.
Fonte: Nutrienti e Supplementi – https://www.nutrientiesupplementi.it/speciale-longevity/item/3511-microbiota-la-nuova-chiave-per-un-invecchiamento-sano