DISGLICEMIA
Occorre riconoscerla come una condizione patologica a sé, intervenendo precocemente con stile di vita, nutrizione e nutraceutici mirati
Analisi critica elaborata da un team multidisciplinare
di esperti italiani provenienti da diverse università e centri clinici (con competenze in cardiologia, endocrinologia, nutrizione, ginecologia e medicina interna), e con il sostegno di Named Group, Dysglycemia and Cardiometabolic Risk: Pathophysiological Rationale and the Emerging Role of Nutraceuticals in Integrated Prevention, recentemente pubblicata su «Nutrients», si pone l’obiettivo di ridefinire la disglicemia come condizione patologica autonoma e clinicamente rilevante, sintetizzare le principali evidenze sul legame tra disglicemia e rischio cardiometabolico. analizzare le prove cliniche a supporto dell’impiego di specifici micronutrienti e fitocomplessi e inquadrare infine i nutraceutici come ponte razionale tra prevenzione e terapia, all’interno di un approccio integrato e personalizzato.
COME RICONOSCERLA
La rilevanza della disglicemia è amplificata dalla sua elevatissima prevalenza e dalla sua natura frequentemente asintomatica, che favorisce ritardi diagnostici e terapeutici.
Secondo stime basate sui criteri dell’American Diabetes Association, fino al 40% della popolazione adulta mondiale presenta alterazioni della glicemia a digiuno e della tolleranza al glucosio, anche non diagnosticate. Anche valori glicemici solo lievemente superiori alla norma (100-110 mg/dL a digiuno) sono oggi riconosciuti come clinicamente rilevanti e associati a maggiore rischio di mortalità cardiovascolare, aumento del rischio di scompenso cardiaco, danni precoci a vasi, reni, nervi e retina. Lievi e persistenti aumenti della glicemia si accompagnano a insulinoresistenza, infiammazione cronica di basso grado, stress ossidativo e disfunzione endoteliale.
L’IDENTIFICAZIONE TEMPESTIVA È CRUCIALE
Accanto alla glicemia, un indicatore semplice è il Triglyceride-Glucose index (TyG index), calcolato a partire da glicemia e trigliceridi a digiuno e utilizzato come surrogato affidabile dell’insulinoresistenza.
II TyG index è particolarmente utile perché intercetta una “disglicemia persistente” e biologicamente attiva, anche quando la glicemia è solo lievemente aumentata. Inoltre, riflette meglio della sola glicemia il rischio cardiovascolare reale ed è associato a danno vascolare precoce, eventi cardiovascolari e mortalità. I valori di riferimento di cui tenere conto sono:
◦ TyG < 4,5: profilo metabolico generalmente favorevole;
◦ TyG ≥ 4,5-4,6: aumento significativo del rischio cardiometabolico.
L’indice TyG risulta particolarmente utile per la stratificazione del rischio poiché, a differenza di altri indici, si basa su parametri biochimici comunemente misurati nella pratica clinica. Il TyG index è stato identificato come strumento pratico per i medici di medicina generale, il cui ruolo è ritenuto fondamentale per identificare precocemente soggetti a rischio, superare l’inerzia clinica legata al concetto di prediabete e avviare interventi preventivi. Nello scenario della prevenzione precoce una recente analisi mostra che la remissione del prediabete, anche temporanea, è associata a benefici cardiovascolari duraturi, riducendo di circa il 50% il rischio di morte cardiovascolare o insufficienza cardiaca e diminuendo la mortalità totale. Una glicemia a digiuno ≤97 mg/dL è un buon indicatore di rischio ridotto. In sintesi, raggiungere la normoglicemia rappresenta un obiettivo terapeutico fondamentale, poiché segnala un miglioramento metabolico globale oltre il semplice dimagrimento.
I BENEFICI DEI NUTRACEUTICI
Queste sostanze di origine alimentare, con attività biologica documentata, emergono come strumenti di supporto soprattutto nei soggetti a rischio che non necessitano ancora di farmaci. Alcuni nutraceutici si collocano come un ponte terapeutico tra la prevenzione primaria e il trattamento farmacologico. Il loro razionale non risiede esclusivamente nel controllo glicemico, bensì nella capacità di modulare processi fisiopatologici chiave, tra cui:
◦ infiammazione cronica di basso grado;
◦ stress ossidativo;
◦ disfunzione endoteliale;
◦ resistenza insulinica (IR);
◦ disfunzione mitocondriale.
A differenza dei farmaci tradizionali (spesso mirati a un singolo bersaglio molecolare), molti nutraceutici esercitano azioni multitarget e pleiotropiche, intervenendo simultaneamente su più meccanismi pa-togenetici della disglicemia. Questo li rende particolarmente interessanti nelle fasi iniziali del rischio cardiometabolico. Come vedremo nello specifico nei box dedicati, particolari fitocomplessi vegetali (come mango, mela e melone amaro), vitamina D, cromo e flavonoidi hanno mostrato effetti favorevoli su sensibilità all’insulina, sul controllo della glicemia postprandiale, sull’infiammazione metabolica e sulla funzione endoteliale.
CONCLUSIONI
Gli autori propongono di superare la visione tradizionale della disglicemia come semplice fase di passaggio tra normalità e diabete di tipo 2. Essa dovrebbe invece essere riconosciuta come uno stadio iniziale di malattia cardiometabolica, già associato a danni d’organo e a un aumentato rischio di mortalità.
Ne deriva che è fondamentale adottare un approccio precoce e continuativo, fondato su monitoraggio costante, correzione delle carenze e utilizzo mirato dell’integrazione.
Un intervento di questo tipo non solo può prevenire o ritardare la progressione verso il diabete e le sue complicanze, ma anche ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di danni d’organo, indipendentemente dall’eventuale sviluppo del diabete, contribuendo così a migliorare sia l’aspettativa sia la qualità della vita.
FITOCOMPLESSI BIOATTIVI
Nel contesto della prevenzione cardiometabolica, alcuni alimenti di origine vegetale si distinguono non solo per il loro valore nutrizionale, ma per la presenza di fitocomplessi bioattivi in grado di modulare direttamente i meccanismi fisiopatologici della disglicemia.
Tra questi:
◦ mango (Mangifera indica): ricco di mangiferina, agisce come un attivatore della protein-chinasi grazie ad AMP (AMPK) e della sirtuina 1 (SIRTI), asse biochimico cruciale per la bioenergetica mitocondriale e la regolazione dello stress ossidativo. II suo effetto migliora la sensibilità all’insulina, riducendo l’accumulo di grasso epatico. Studi clinici condotti in soggetti con sovrappeso, dislipidemia, disglicemia o prediabete hanno mostrato miglioramenti dell’indice di insulinoresistenza (HOMAIR), del profilo lipidico e stabilità della glicemia nel tempo. L’effetto appare particolarmente rilevante nelle fasi precoci della disfunzione metabolica, quando la funzione pancreatica è ancora preservata:
◦ mela (Malus domestica): i polifenoli della mela interagiscono con i trasportatori SGLT, modulando l’assorbimento intestinale del glucosio e migliorando la risposta glicemica postprandiale e la funzione vascolare, tramite riduzione dello stress ossidativo e protezione dell’endotelio. Le procianidine della mela migliorano l’insulino-resistenza sopprimendo l’espressione di citochine pro-infiammatorie nel fegato, riducendo così l’infiammazione metabolica. Studi di intervento hanno dimostrato che i polifenoli della mela riducono la glicemia postcarico in soggetti con valori borderline e migliorano i marcatori dello stress ossidativo e la funzione endoteliale. Il consumo regolare di mele è associato al ridotto rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e minore incidenza di eventi cardiovascolari.
◦ melone amaro (Momordica charantia): inibisce l’assorbimento dei carboidrati, aumenta l’espressione del trasportatore GLUT4 per la captazione periferica (muscolo e adipe) del glucosio e stimola la secrezione di incretine come il GLP-1 (glucagon-like peptide-1), peptide YY e colecistochinina. Questo meccanismo migliora Il controllo alicemico postorandiale e favorisce il senso di sazietà. La supplementazione con Momordica charantia riduce la glicemia a digiuno, migliora l’insulinoresistenza e contribuisce a un migliore controllo glicemico complessivo. L’effetto è più evidente nei soggetti con disglicemia e prediabete rispetto al diabete conclamato.
VITAMINA D, CROMO E FLAVONOIDI
Contribuiscono al controllo della glicemia e alla prevenzione del diabete di tipo 2, ma con livelli di evidenza diversi. La vitamina D migliora la funzione insulinica e, nei soggetti carenti, la supplementazione riduce in modo modesto il rischio di diabete e favorisce il ritorno alla normoglicemia. Il cromo supporta l’omeostasi glicemica, con effetti soprattutto sulla glicemia a digiuno; il suo ruolo è riconosciuto anche dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. I flavonoidi e gli alimenti ricchi di antiossidanti sono associati a migliore sensibilità insulinica e minore rischio cardiovascolare, ma le evidenze sono principalmente osservazionali.
Articolo pubblicato su Diabete Magazine il 01/08/2026